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È morto il “Dio del Calcio”, è morto Diego Armando Maradona. Un’icona pop oltre che calcistica, una persona cresciuta fra sregolatezza e genialità… perché il genio è fatto di sregolatezza.


Ci ha lasciato ieri sera, a 60 anni (compiuti il 30 ottobre scorso) a causa di un arresto cardiocircolatorio mentre soggiornava nella sua casa di Tigre, in Argentina, dove è nato e dove stava trascorrendo la convalescenza dopo l’intervento chirurgico alla testa di qualche settimana fa. È “la morte di un Dio”, come titola il quotidiano francese L’Equipe. La morte del più grande calciatore di tutti i tempi, capace di vincere con l’Argentina la Coppa del Mondo di Messico ’86, battendo in finale la Germania per 3 a 2, vincendo da solo gli scontri diretti antecedenti la finale, come quello contro l’Inghilterra, entrato nella storia proprio per quel gol di mano… la famosa “mano de Dios”, come la chiamò lui in risposta alle accuse di scorrettezza, giustificandola come una vendetta per la guerra delle Farkland. Prima di questo ci fu forse il più bel goal della storia del calcio, quello segnato dopo aver dribblato tutta la squadra avversaria, compreso il portiere (questo dettaglio su suggerimento dal fratello). Tra le sue reti indimenticabili, anche quella rifilata proprio alla Juventus,  una punizione di seconda dentro l’area che pennellò sotto la traversa, dando un giro al pallone innaturale quanto la sua classe. Nella sua carriera ha militato prima nell’Argentinos Juniors e nel Boca Juniors, poi Barcellona e il Napoli di Ferlaino; con la maglia azzurra vinse due scudetti (nel 1986/87 e nel 1989/90) e una Coppa Uefa. Dopo un passaggio veloce da Siviglia per poi chiudere la carriera nella sua terra, al Newell’s Old Boys. Intrapresa la carriera da allenatore è stato anche CT dell’Argentina per un breve periodo.


Genio e appunto sregolatezza, la stessa che lo sospese per due volte dal calcio giocato: nel 1991 per uso di cocaina, e nel 1994 per l’uso di efedrina durante i mondiali di USA ’94  (sostanza usata per perdere peso). Maradona è stato anche questo… un’icona pop intramontabile, un credo all’impossibile, un forma unica di libertà. Amico di personaggi del calibro di Fidel Castro e Chavez, sostenitore del ‘Che’ e nemico di George Bush. Insomma, non solo un calciatore. Il calcio l’ha consacrato a Dio, ma oggi a piangere non è solo il mondo del pallone.

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