EMOTIVA IN DIRIGENZA, DISTACCATA SUL CAMPO: IL PARADOSSO DELLA “NUOVA” JUVE

L’ossessione della Champions ha stravolto l’essenza bianconera.

C’ERA UNA VOLTA LA JUVENTUS – Lucida, fredda, ragionata, “spietata” ai piani alti. Quella dell’Avvocato, dei Boniperti, dei Moggi, ma anche dei Marotta, degli Agnelli e dei Paratici. Progetto. Lungimiranza. Competenza. Calcolo. Spirito imprenditoriale. Passione, ma soprattutto razionalità. Di scegliere, di capire, di saper leggere il momento. Di non farsi abbagliare dalle emozioni e dal tifo. Poi c’era la Juventus “di campo”. Quella dei Vialli e dei Del Piero, di Scirea, Zoff e Bettega. Ma anche quella dei Buffon, dei Chiellini e dei Bonucci. Appassionata, tifosa, “squadra” nel vero senso della parola, pronta a combattere per la maglia. Una Juventus sentita e amata dai propri calciatori. Pronta a farsi guidare dalla loro bravura, ma soprattutto dal cuore e dall’orgoglio di fare parte della famiglia bianconera.

E POI ARRIVA LA CHAMPIONS – Anno dopo anno, delusione dopo delusione, la Coppa si è trasformata nella sirena di omerica memoria: come i compagni di Ulisse, i bianconeri si sono fatti abbagliare e hanno perso la bussola. Cardiff, con il senno di poi, è stato il vero spartiacque. Li, dove la logica dell’ “ad ogni costo”- ribadito con ogni colpo di mercato, ogni decisione a voler spingere sempre oltre l’asta bianconera – ha preso il sopravvento su quel mix vincente che per un secolo è stato il punto di forza della Vecchia Signora.

LA NUOVA JUVENTUS – Quel binomio “dirigenza con la testa, squadra con il cuore e il sentimento” si è trasformato. Troppa frenesia, troppa voglia, troppo rischio sfociato in poca lucidità. Un “all-in” ripetuto invece di un calcolo ragionato. Lo si vede dai mercati più di nome che di sostanza, da una squadra fatta più di singoli che di gruppo, dai due allenatori cambiati in due anni e dal terzo finito sulla graticola. Oggi c’è una nuova Juve. Una Juve con una società che annebbiata da rabbia, delusione e smania sembra aver perso l’antico cinismo e fiuto e la sua proverbiale freddezza, e una squadra più attaccata alle giocate dei singoli che alla maglia e allo spirito di gruppo. Una Juve che si ribalta, e che chiaramente risultati alla mano non funziona. Eccolo allora il primo step per ritornare grandi: riportare più cuore in campo, e più testa in dirigenza. Scontato, eppure…

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