FOCUS, Bella a metà. Pro e contro del pari con l’Atalanta

Lo spettacolare pareggio tra Juventus ed Atalanta, maturato anche grazie alle prestazioni di livello dei portieri delle due squadre, mette in luce picchi positivi e alcune note dolenti di una Juventus che non riesce a centrare la quinta vittoria consecutiva tra campionato e coppa.

MENTALITA’- L’approccio alla gara è senza dubbio un elemento a favore degli uomini di Pirlo, capaci di tessere interessanti trame di gioco per lunghi tratti della partita. I bianconeri disputano una gara ad alti ritmi, invogliati da un avversario che sa muovere velocemente la palla e proporre gioco. Nei primi 45 minuti il pressing e le tante occasioni create fanno pendere l’ago della bilancia dalla parte dei padroni di casa, che però concretizzano una sola occasione, trovando la strada della rete con Federico Chiesa, alla prima marcatura in campionato in maglia bianconera. Concedere qualcosa agli uomini di Gasperini è fisiologico ma la voglia di condurre il gioco e la personalità non mancano, soprattutto nella testa e nei piedi di Arthùr. Finché il brasiliano ha retto le redini del centrocampo bianconero, affiancato da un buon Bentancur, la squadra è apparsa quadrata e volenterosa. L’ex Barcellona incarna a pieno la personalità necessaria ad affrontare col piglio giusto le grandi sfide. Lo aveva dimostrato anche nella vittoriosa sfida ai suoi ex compagni. Quando Arthùr è in campo si vede, quando non c’è si nota ancor di più. E’ lui l’uomo della mentalità corretta.

CALI DI CONCENTRAZIONE- Se, a detta del mister, sul piano del gioco la Juventus non è stata inferiore agli avversari, è lo stesso tecnico a riconoscere un difetto della squadra che ha condizionato il risultato finale. I bianconeri peccano di leggerezza, sprecando malamente ottime palle gol. E come spesso accade, staccare la spina è deleterio. La vittoria sfugge, il rammarico rimane. “Queste partite con un po’ più di cattiveria e di concentrazione le devi portare a casa”, ammette Andrea Pirlo, consapevole che non si tratta di un dettaglio di poco conto. E non è neppure una novità, se teniamo in considerazione l’altro precedente simile, quello dell’Olimpico. Lo scorso 8 novembre una Juventus sorniona imponeva, infatti, il proprio gioco alla Lazio di Simone Inzaghi prima di dimenticarsi di Caicedo. Una disattenzione che costò i tre punti ai bianconeri. Un calo di concentrazione al quale l’allenatore non è ancora riuscito a trovare un rimedio.

NO MORALDO- La Juventus paga la pessima serata dei suoi attaccanti. Il Morata di ieri sera è lezioso, goffo e leggerino sotto porta. Mai preciso nei passaggi, si sacrifica per il gioco corale ma divora due buone occasioni con una superficialità disarmante. Cristiano Ronaldo passeggia per il rettangolo verde senza entrare mai nel vivo dell’azione. Appare stanco, poco lucido, con le polveri bagnate e la testa da un’altra parte, forse già a Oporto. Ma per la Champions è ancora presto, CR7 è irriconoscibile e non incide mai in una gara nella quale aveva anche avuto l’occasione di portare la sua Juventus in vantaggio. Quando Chiesa si guadagna, infatti, un penalty, il portoghese calcia docile docile dagli undici metri, facendosi ipnotizzare da Gollini. Deludente sotto tutti i punti di vista, la serata no del campione presta il fianco ad un interrogativo chiave nella gestione del portoghese da parte di Andrea Pirlo. Davvero Paulo Dybala non avrebbe potuto avere maggiore minutaggio ieri sera e fare meglio della scialba prestazione di Ronaldo?

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