FOCUS, Chi è Soulè: dall’Argentina alla Juventus nel segno di Dybala

Alla scoperta del talento argentino, fresco di convocazione con l’Albiceleste

BUON SANGUE – Molti, leggendo la lista dei convocati dell’Argentina, saranno rimasti sorpresi nel leggere un nome in particolare: Matias Soulé Malvano, classe 2003, della Juventus. C’è un piccolo particolare: il giovanissimo bianconero non ha mai esordito con la maglia della prima squadra, limitandosi a giocare, e bene, prima con l’Under 19 e poi con l’Under 23 di Lamberto Zauli. Cosa ci fa, quindi, un ragazzo che gioca in Serie C in Nazionale con campioni del calibro di Messi e Di Maria?

VITA – Soulè nasce a Mar de la Plata il 15 aprile 2003 e muove i suoi primi passi nel Velez Sarsfield, squadra che lo fa crescere fino a offrirgli il primo contratto da professionista. Qui entra in gioco, anche se indirettamente, la Juventus: il ragazzo decide infatti di rifiutare l’offerta, andando in scadenza. A incidere, senza dubbio, è stato l’interessamento di diversi club: non solo i bianconeri, anche Real Madrid e Barcellona si sono mossi per il giovane, ma proprio la squadra torinese ha avuto la meglio. Arrivato in Italia, si aggrega prima all’Under 17 e poi all’Under 19, diventando ben presto un giocatore fondamentale della formazione guidata da Andrea Bonatti. Quest’anno, invece, il passaggio all’Under 23 di Zauli, nella speranza che sia l’ultimo step prima di vederlo, in pianta stabile, con i più grandi.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Soulè è, in poche parole, il prototipo del tuttocampista moderno: ottimo dribblatore, preferisce svariare su tutto il fronte offensivo piuttosto che cercare la rete. Il punto debole, attualmente, sembra essere il fisico, molto gracile: un fattore, però, su cui si può lavorare. Per colpi e caratteristiche, è stato paragonato sia ad Angel di Maria, sia a Paulo Dybala. Proprio su questo punta la Juventus: nonostante il dieci bianconero abbia ancora molto tempo davanti a sè, avere in casa l’erede naturale sarebbe già un bell’inizio. E chissà che, prima o poi, non li vedremo insieme in campo.

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