FOCUS, Da protagonista a comparsa. Perché la Juve ha perso il proprio status

Il day after dell’uscita dalla Champions League è il momento propizio per un’analisi quanto più lucida possibile dei fattori che relegano la Juventus al ruolo di comparsa del palcoscenico europeo.

TESTA – L’approccio alla gara di ieri è stato migliore rispetto a quanto visto venti giorni fa a Oporto. L’occasione capitata sulla testa di Morata dopo tre minuti faceva presagire una prestazione diversa dalla gara d’andata. Ma la Juventus ci ricasca e si smarrisce sotto le iniziative di un Porto volitivo e mai domo, capace di pungere al momento giusto. Nei primi 45′ la squadra di Pirlo appare distratta e, seppur padrona del possesso palla, non abbastanza lucida da creare trame di gioco degne di tale nome. Al 19′ l’irruenza di Demiral viene punita, forse troppo fiscalmente, con il calcio di rigore, trasformato da Taremi. Cala il sipario su un primo tempo opaco. I bianconeri ritrovano la testa nella ripresa quando l’espulsione di Taremi fa crescere gli spazi e Federico Chiesa si improvvisa consumato bomber europeo. Nei supplementari, complici stanchezza e paura di perdere, la Juventus stacca nuovamente la spina e non fornisce una prestazione all’altezza dei secondi 45′. Il gol di Rabiot è la reazione confusa allo schiaffo di Oliveira. C’è tanto da lavorare sulla testa dei giocatori. Troppe distrazioni nelle partite ad eliminazione diretta non fanno di una squadra una protagonista in Europa.

PARADOSSO – Se la concentrazione ad intermittenza è apparsa una costante delle serate europee della Juventus delle ultime tre stagioni, ciò che rende assolutamente nuova l’eliminazione di ieri sera è l’ingiustificata prestazione dell’uomo Champions, quel Cristiano Ronaldo che non aveva mai mancato l’appuntamento con il gol nei precedenti incontri europei ad eliminazione diretta dell’ultimo anno di Allegri e nella stagione di Sarri. Il portoghese sbaglia tante giocate, non compare mai nel vivo dell’azione, si innervosisce con i compagni con i quali non riesce a costruire un dialogo prolifico nei 120′ di partita. Un rapido confronto con le altre competitors europee ci fa comprendere quanto sia importante poter fare affidamento sulle giocate di un leader abituato a disputare questo tipo di gare. Haaland ha trascinato i suoi nella doppia sfida al Siviglia; Lewandowski è il valore aggiunto dell’attacco bavarese; Mbappè ha orientato la gara d’andata a favore dei parigini con giocate e gol da fuoriclasse. I bianconeri hanno, invece, smarrito il miglior Ronaldo, pallida copia dell’implacabile sentenza che più volte si è abbattuta sugli avversari. Di contro e a parziale consolazione, la Juventus scopre un Federico Chiesa che ha già ben capito cosa significhi indossare i colori bianconeri e dare il 200% nelle notti di Champions. E’ paradossale come la lezione ai suoi compagni possa arrivare proprio dall’ultimo arrivato.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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One comment

  1. Perché in mano a 2 incompetenti… Paratici e nedved!!!!…

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