FOCUS, Il futuro dei rimpianti. Per società e tifosi la nuova Juve deve guardare al passato

“Non ho nessun rimpianto, nessun rimorso”, cantava qualche anno fa Max Pezzali. A giudicare dalle notizie di mercato che circondano il mondo Juve, la società non deve aver dato troppo retta al pezzo del cantante – forse perché interista! – e pare, invece, orientata a darla vinta al rimpianto di vecchie decisioni. Le fa eco il tifo che ancora brama alcuni calciatori che sono stato sacrificati sul mercato negli ultimi anni.

FUTURO CHE SA DI PASSATO – La nuova Juventus di Massimiliano Allegri sta prendendo forma in questi giorni, dopo i primi vertici alla Continassa tra società e staff tecnico. No, non siamo al 15 luglio 2014. Conte non ha lasciato la Juventus, ma l’Inter. Il club bianconero ha già vissuto cinque straordinarie stagioni sotto la guida dell’allenatore livornese e si prepara a scrivere il secondo capitolo della sua esperienza a Torino. Un Allegri bis dal sapore molto diverso e dalla responsabilità enorme. Migliorare quanto fatto nei primi 5 anni di Juve non è una passeggiata di salute. Significa, infatti, riconfermarsi in Italia e tornare nuovamente competitivi in Europa, dopo le ultime insoddisfacenti presenze in Champions League. Il club ha scelto la strada del rimpianto. Richiamare il conte Max equivale ad ammettere implicitamente l’insoddisfazione per le ultime due guide tecniche, bocciarle senza se e senza ma e fare un passo indietro per volgere testa e cuore ai fasti della gestione del livornese. Una decisione coraggiosa, che non ha mancato di suscitare dubbi, una parte consistente dei quali legati alle indicazioni di Allegri sul mercato. L’ombra del rimpianto ha avvolto la stagione non esaltante di Arthùr e aperto la strada al ritorno di quel Pjanic, votato peggior acquisto dell’anno in Liga, e già ai margini del progetto blaugrana dopo appena una stagione. Il bosniaco era il fulcro del centrocampo di Allegri: per lui l’allenatore toscano aveva ritagliato il ruolo di play basso davanti alla difesa, arretrandone il raggio d’azione. Il tempo verbale utilizzato è quello corretto. Pjanic “era” una pedina utile per qualità tecniche e quantità nella mediana bianconera. Ma già il calciatore ammirato nell’ultima stagione bianconera, quella di Maurizio Sarri, è la pallida fotocopia del talentuoso jolly di centrocampo soffiato alla Roma mediante pagamento di clausola rescissoria. Crediamo, infatti, che la carta Pjanic non possa aggiungere alcunché ad un reparto che necessiterebbe di ben altri, e più consistenti, interventi.

L’ERBA DEL VICINO – Dai rimpianti e dai ritorni perseguiti dalla società, si giunge poi ai rimorsi della tifoseria. I tanti supporters bianconeri che hanno seguito le gesta della Nazionale di Mancini quattro giorni fa con la Turchia, non hanno mancato di sottolineare la buona prova offerta da Leonardo Spinazzola. E giù lacrime a pieno viso, degne del peggior antijuventino quando commenta un episodio arbitrale contrario alla propria squadra. Che Spinazzola stia dimostrando di essere uno dei migliori esterni italiani, è palese. Inesatto affermare il contrario. Ma è altrettanto inesatto pensare che la Juventus si sia privato del calciatore a cuor leggero, non consapevole delle qualità del ragazzo. Le società di calcio, non lo dimentichiamo mai, sono aziende. E in quanto tali non possono redigere ed approvare fantasiosi bilanci campati per aria. La cessione dell’esterno rientrava nella contingenza di iscrivere una plusvalenza vitale al tempo per i conti bianconeri. Alimentare adesso il rimpianto per un calciatore, martoriato dai problemi fisici, alla prima stagione sopra la media, appare quantomeno forzato. E che dire dell’apparizione di Emre Can in bianconero? Un evento che ha lasciato il segno più della Vergine di Fatima, Lourdes e Medjugorije. In una fetta molto ampia della tifoseria è ancora forte il rimpianto per la cessione del centrocampista tedesco, ora al Borussia Dortmund, dove peraltro ha fatto registrare uno score inusitato nell’ultima stagione, da prosciugare i condotti lacrimali. Pensate un po’: 40 presenze e 2 reti e 5 assist in tutte le competizioni. La lista sarebbe ancora molto lunga. Ma per oggi vi ho tediato abbastanza. Ora se potete, andate al mare. E mi raccomando! Non ripensate ai fasti del lido di dieci anni fa, quando l’acqua era più cristallina e il bar della spiaggia più fornito dell’attuale gestione!

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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