FOCUS, L’avversario della settimana: il Genoa di Andriy Shevchenko

Andiamo a scoprire le peculiarità tattiche del prossimo avversario della Juventus

GENOA – Dopo la vittoria ottenuta sul campo dell’Arechi di Salerno per 2-0, i ragazzi di Massimiliano Allegri tornano all’Allianz Stadium per ospitare il nuovo Genoa di Andriy Shevchenko. Nuovo non solo per quanto concerne l’allenatore ucraino, arrivato al posto di Davide Ballardini due giornate fa, ma anche sul piano societario: Enrico Preziosi si è fatto da parte dopo 18 anni di gestione, cedendo la proprietà al fondo statunitense ‘777 Partners‘, detentore della maggior parte del pacchetto azionario rossoblu. Sulla sponda rossoblu di Genova c’é aria di cambiamento, di un progetto nuovo che possa riportare la squadra per lo meno in zona Europa. Ma andiamo a scoprire le risorse tattiche e tecniche a disposizione del tecnico Shevchenko.

MODULO E POSSESSO – Nelle sue esperienze passate, il tecnico ucraino ha utilizzato spesso il 4-3-3, un modulo che non si sposa per nulla al tipo di squadra a sua disposizione. Sheva non è per nulla un integralista e di conseguenza, nelle prime partite alla guida del ‘Grifone’, ha schierato il suo 11 con un 3-5-2. Tuttavia, questa sembra una scelta ‘ad interim’, augurandosi dei rinforzi nel mercato di gennaio che possano garantirgli di applicare la sua idea di gioco. Per il momento, la sua squadra ha ancora fin troppe reminiscenze del predecessore Ballardini e tende a iniziare il possesso con delle palle lunghe a scavalcare il centrocampo, alla ricerca di Mattia Destro, vera e propria anima di questa squadra. Una volta lanciato il pallone in avanti, la squadra cerca di venire avanti alzando il baricentro per non isolare troppo l’attaccante ex Roma e Milan. Se Destro riesce a tenere il possesso di palla, la sua tendenza è quella di agire verso l’esterno, sfruttando gli inserimenti centrali delle due mezze ali e del partner d’attacco. Di base, il Genoa attacca con 3 uomini l’area di rigore, ma l’esterno che gioca sul lato debole dovrebbe (almeno in teoria) attaccare il secondo palo per portare ulteriori minacce agli avversari. Se la squadra decide di iniziare dal basso l’azione, il regista (Badelj) si abbassa a ridosso della linea dei centrali formando una linea a 4 che possa garantire superiorità numerica nella prima fase di possesso. Da notare le caratteristiche differenti delle due mezze ali: Sturaro fa affidamento ai suoi inserimenti senza palla e alla sua aggressività, Rovella dispone di buone capacità di palleggio e riesce a mantenere il possesso in fasi concitate del match. Gli esterni hanno il compito di restare molto larghi e andare in profondità sui palloni dello stesso Rovella, in modo da tagliare fuori la linea di pressione avversaria e avere campo libero per mettere il cross dentro.

NON POSSESSO – L’atteggiamento tattico in fase di non possesso è molto attendista, infatti la squadra di Shevchenko lascia giocare i propri avversari nella loro metà campo, andando a creare tre linee di pressione molto basse: la prima formata dai due attaccanti e da una delle due mezze ali, in base al lato forte, la seconda dai due centrocampisti e dai quinti che vengono dentro al campo a stringere la loro posizione e non permettere lo sviluppo centrale della manovra, mentre la terza è affidata ai difensori, anche se risulta molto difficile poterla chiamare ‘linea di pressione’. Se la squadra avversaria trova sfogo sull’esterno, i quinti non vengono mai lasciati soli, ma c’é sempre il raddoppio costante del braccetto di difesa. L’esterno opposto fa la diagonale e forma la linea a 4 con il solito Badelj a scalare in ripiegamento. Se l’azione avversaria si sviluppa centralmente, la squadra cerca di creare superiorità rispetto al portatore di palla, attaccandolo con almeno due uomini. Se dovesse saltare questa ‘mini’ linea di pressione, il baricentro di squadra si abbassa ulteriormente, concedendo molto spesso la conclusione da fuori agli avversari. Dybala è avvisato: il suo sinistro potrà essere la chiave del match.

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