FOCUS, L’avversario della settimana: il Sassuolo di Alessio Dionisi

Andiamo ad analizzare le peculiarità tattiche del prossimo avversario della Juventus

REGGIO EMILIA – Incontro delicato quello che vedrà opposta la Juventus al Sassuolo domani sera al Mapei Stadium di Reggio Emilia. La squadra di Massimiliano Allegri ha l’obbligo categorico di preservare il quarto posto in classifica dall’assalto di Roma e Fiorentina e qualificarsi alla UEFA Champions League. L’avversario non è dei più morbidi, considerando il grande campionato messo in atto dalla squadra di Dionisi, che tra l’altro è uscita coi 3 punti dall’Allianz Stadium nella partita d’andata. Analizziamone il modo di stare in campo e gli schemi tattici dei neroverdi.

MODULO E POSSESSO – Il modulo utilizzato maggiormente dal tecnico toscano è il 4-2-3-1, ma in alcune circostanze ha preferito aggiungere una mezz’ala per infoltire il centrocampo. L’azione parte dal basso, considerando che il Sassuolo è una squadra che ama avere il possesso della palla, anche per periodi prolungati, a caccia del varco giusto per colpire. I due difensori centrali impostano l’azione nella prima costruzione di gioco, appoggiandosi sugli esterni bassi di competenza, pronti in appoggio per fornire la soluzione di passaggio immediata. Dall’esterno, la palla transita verso il centro con l’azione dei mediani, i quali scalano di qualche metro in lunghezza ed in ampiezza per iniziare la fase nevralgica del possesso neroverde. I tre d’attacco alle spalle della punta sono molto mobili e invertono continuamente le posizioni per non dare punti di riferimento, in particolare Traoré che parte largo a sinistra, ma finisce per attaccare centralmente con il trequartista Raspadori sull’esterno. Spesso e volentieri, la ricerca della profondità può essere un fattore grazie all’abilità nei passaggi di Frattesi e Maxime Lopez e ai movimenti di Scamacca ad aprire il corridoio centrale per l’inserimento del trequartista. Tuttavia, anche le corsie esterne possono rappresentare una soluzione, grazie all’abilità nell’uno contro uno di Berardi e Traoré, ma anche alle sovrapposizioni continue di Müldür e Kyriakopoulos.

NON POSSESSO – Il Sassuolo non attua l’azione di ‘Gegenpressing’ molto cara al predecessore De Zerbi, ma preferisce disporsi in modo ordinato con la punta ed il trequartista che fanno da schermo ai centrocampisti centrali avversari, chiudendo di fatto la via centrale assieme all’azione del centrocampo. Una volta che il portatore di palla arriva nella zona della prima pressione, ecco che uno dei centrocampisti si stacca dal blocco per andare ad aggredire, mentre arriva il supporto dell’esterno d’attacco che va a rinfoltire la mediana. I difensori centrali marcano in modo diverso l’uno dall’altro: uno in marcatura a uomo, l’altro in copertura alle spalle. In questo modo, gli esterni bassi stringono in ampiezza, andando a compattarsi in area di rigore: la trappola del fuorigioco non è una prerogativa della squadra di Dionisi.

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