FOCUS, L’avversario della settimana: lo Spezia di Thiago Motta

Andiamo a scoprire le peculiarità tattiche del prossimo avversario della Juventus

SPEZIA – La Juventus è ancora a caccia della prima vittoria in campionato dopo i due punti in quattro partite disputate. Il turno infrasettimanale offre ai bianconeri la possibilità di portare finalmente a casa i primi 3 punti allo stadio Picco di La Spezia, nella sfida contro i padroni di casa dello Spezia. I liguri, dopo l’addio di Vincenzo Italiano in estate, hanno affidato la guida tecnica a Thiago Motta, eroe del triplete dell’Inter e ora allenatore. Andiamo a vedere il modo di giocare del tecnico brasiliano, cercando di capire quali insidie potrebbe creare ad una Juventus attualmente molto fragile.

MODULO E PECULIARITÀ – Squadra camaleontica quella di Thiago Motta, infatti l’11 schierato ha già cambiato due moduli nelle prime 4 giornate. L’idea iniziale è stata quella del 3-4-3, ma ben presto il tecnico ha preferito virare su un 4-3-3 scolastico, in modo da non creare un solco con il suo predecessore. Il cambio da Italiano a Motta non sembra aver dato particolari apprensioni in casa Spezia, visti i 4 punti ottenuti in 4 partite giocate. Il dogma dell’allenatore spezzino è l’attuazione di un calcio offensivo, in controtendenza con qualunque squadra che ambisce a non retrocedere. In fase di possesso, Zoet (il portiere titolare) è ‘il primo attaccante‘ come dichiarato dal mister nell’esperienza con l’Under 19 del PSG. Dunque, il portiere inizia l’azione centralmente assieme ai due centrali, mentre i due centrocampisti centrali si abbassano per creare una linea a 4 in caso di 3-4-3 di partenza, mentre in caso di 4-3-3 iniziale è il mediano l’unico che va sulla linea dei centrali per formare una linea a 3. Gli esterni bassi del 4-3-3 o le due ali di centrocampo del 3-4-3 si allargano e si alzano in fase di possesso, perché ben coperti dalla linea a 3 o a 4 già creata col movimento dei compagni. Una delle chiavi del suo gioco è la continua inversione dei ruoli tra le ali offensive e i centrali di centrocampo in fase di gioco. Questa pratica fa si che si vada a creare densità sulle linee laterali e spazi al centro del campo grazie alle triangolazioni degli interpreti. Tuttavia, il portiere non disdegna il classico lancio lungo alla ricerca degli esterni, ma non è una soluzione buttata a casaccio, ma sempre ragionata per spostare velocemente il gioco da una parte all’altra del campo e far muovere la squadra avversaria da un lato all’altro del campo. Una delle insidie più imprevedibili dei liguri ha un nome ed un cognome: Simone Bastoni. Buona propensione ad offendere, buon piede e tiro da fuori pericolosissimo. Due gol in quattro partite per un esterno a tutta fascia: mica male!

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