IGOR PROTTI: “Chiellini non è un predestinato, ma attraverso il duro lavoro si possono ottenere grandi risultati”

Le parole dell’ex calciatore, in merito a Giorgio Chiellini

LE DICHIARAZIONI – Intervistato da “Tuttosport“, Igor Protti, ex calciatore denominato lo “Zar”, parla di Giorgio Chiellini e della loro conoscenza ai tempi del Livorno. Di seguito, le sue parole:

Per me è come un fratellino, anche se per età potrebbe pure essere mio figlio. A vederlo oggi qui, pensando a quello che ha fatto, credo di esssere più emozionato io di lui

Sulle prime esperienze da calciatore:

Lui ha detto che aveva timore reverenziale. Ma vi assicuro che in campo non ne aveva per niente. Io avevo già una certa età e qualche acciacco, i compagni lo sapevano e nelle partitelle d’allenamento ne tenevano conto. Ricordo ancora il primo allenamento con noi di Giorgio. In partitella subito un’entrata in scivolata da dietro. Gli dissi “Oh! Così mi fai smettere di giocare prima del tempo!”. Lui si scusò e da allora iniziò a entrare un po’ meno irruento

Sulle qualità:

Era un ragazzo di grande serietà con grandi valori trasmessigli dalla sua famiglia che hanno avuto un ruolo decisivo nella sua carriera. In campo come ho detto però non guardava in faccia a nessuno. Quando iniziò ad allenarsi con noi era un ragazzo con grandi mezzi fisici e atletici ma con lacune tecniche importanti. Non era certo uno “nato calciatore”: però ha sempre lavorato con grande serietà, determinazione, concentrazione e questo gli ha permesso di arrivare dove è arrivato. Pensare allora che riuscisse a fare il percorso che ha fatto era difficile perché tecnicamente aveva dei limiti, e lo sottolineo non per criticarlo, ma perché questo è un messaggio importante per i bambini, che va al di là del calcio e riguarda qualsiasi ambito: Giorgio è un esempio di come si possano ottenere grandissimi risultati attraverso il lavoro senza essere dei predestinati

Sul ccambio ruolo di Chiellini:

Quando salì a giocare con noi era un terzino sinistro a tutta fascia, che sfruttava il suo grande atletismo per arrivare sul fondo. Diventare centrale lo ha aiutato perché da un punto di vista tecnico si è adeguato meglio, anche se ricordo di aver segnato sui suoi cross, perché comunque come ho detto grazie al lavoro cominciò subito a migliorare. Oggi con la concentrazione, la fame che ha potrebbe fare qualsiasi ruolo: messo a centrocampo non farebbe certo gli assist, ma recupererebbe decine di palloni. E se facesse il centravanti qualche gol con la sua cattiveria, la sua voglia di arrivare sulla palla, lo segnerebbe

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