MUNDIAL

Si può provare nostalgia per un qualcosa che non si è mai vissuto? Apparentemente si, se quel qualcosa sono le immagini che ormai da ore si alternano su tutte le televisioni in ricordo di Paolo Rossi, improvvisamente scomparso squarciando ulteriormente il mondo del calcio ancora sofferente dopo la scomparsa di Maradona. Dal Mundial in Spagna del 1982 alle tante vittorie in bianconero (due campionati, una coppa italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una supercoppa europa con la maglia della Vecchia Signora, in poche parole tutto quello che si poteva vincere), dal pallone d’oro al titolo di capocannoniere. Le immagini della sua straordinaria carriera, le parole, i gesti, i commenti che si potrebbero anticipare da tante volte si sono viste nel corso degli anni. Basta chiudere gli occhi, e anche chi come me è troppo giovane per essersi goduto a pieno Pablito calciatore si ritrova improvvisamente seduto su un divano in una afosa estate di 38 anni fa. Nella mente uno dopo l’altro i gol di Rossi che spianano la strada all’indimenticabile vittoria. Poi quel magone al pensiero di ciò che non c’è più, ma sopratuttto di quello che resta. Nostalgia. Quella di chi c’era e si rivede in quell’istante..bambino, ragazzo, uomo, bambina, ragazza, donna. Nostalgia..e un pizzico di malinconia. Anche per chi non ha avuto la fortuna di vivere quei momenti, ma li ha talmente tanto dentro da conoscerli come se fosse il proprio film preferito. Eccolo Rossi. La maglia azzurra, ora quella bianconera. Un sorriso che profuma di felicità, di un mondo più semplice eppure così maledettamente complicato, certamente di un calcio più semplice, quello si… di spensieratezza di speranza, di chi non sa ancora che il bello deve ancora arrivare e il peggio è passato. Un sorriso che sa di gioventù. La sua, quella di tutti. Oltre trentanni svaniscono in pochi secondi, che sembrano infiniti. Eccola la magia di Rossi. Una eterna macchina del tempo. Eccola la bellezza del calcio, il gioco più bello. Ecco perché, anche oggi che il mondo lo piange, Pablito è li, braccia al cielo, la Coppa del Mondo appena vinta. Mundial, come il suo ricordo.

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