TATTICA-MENTE, Allegri la prepara per non subire. Inzaghi la vince coi cambi. L’analisi di Inter-Juve

ATTEGGIAMENTO – Se il buongiorno si vede dal mattino, dalle formazioni inziali si poteva subito intuire come sarebbe andata la partita. Forte di undici ben rodato, l’Inter di Simone Inzaghi è pensata per comandare il gioco e confermare i pronostici della vigilia. Massimiliano Allegri prepara, invece, uno scontro diretto di grande sacrificio nel quale contendere ogni centimetro di campo ad un avversario più forte. Le assenze gli complicano notevolmente il compito e i padroni di casa impongono un certo dominio territoriale. L’avvio sprint dei nerazzurri è una buona anteprima di ciò che sarà il copione tattico del match. Il centrocampo bianconero conferma i grossi limiti nel giro palla ed un Locatelli sotto tono non regge il confronto con un Brozovic più direttamente coinvolto nella conduzione della manovra. Nonostante ciò, è la Juventus a trovare il vantaggio e a dimostrare di poter pungere. La squadra di Inzaghi si fa sorprendere. Il pressing degli uomini bianconeri più avanzati produce qualche rompicapo alla retroguardia nerazzurra, in particolar modo con i movimenti del generoso Morata, sempre più a suo agio nel ruolo di jolly del fronte d’attacco, più che da terminale ultimo della manovra. Lo spagnolo, veloce e tecnicamente dotato, pennella il traversone per un vivace McKennie, puntuale all’appuntamento. Il suo gol è il primo di un centrocampista bianconero in una finale di Supercoppa dopo tanto tempo. L’ultimo interprete della mediana a timbrare il cartellino in finale era stato Paul Pogba.

PUNTI CHIAVE – La reazione dell’Inter non è casuale e giunge dallo sfruttamento dei duelli, che già animavano il dibattito nel pre-partita. Dumfries mette in grande difficoltà un Alex Sandro che subisce le iniziative dell’olandese per tutta la gara. Se Lautaro viene controllato abbastanza bene da Chiellini e Rugani, qualche difficoltà maggiore la crea Dzeko, nelle vesti multiforme di attaccante totale. Veloce nell’anticipo su De Sciglio in occasione dell’episodio del calcio di rigore, il centravanti bosniaco è ciò che più manca alla Juventus, una boa che possa capitalizzare a pieno il gran sacrificio di Morata. Il copione tattico si mantiene, pressoché inalterato per tutto l’incontro, tempi supplementari inclusi. La prestazione dell’Inter pecca talvolta di lucidità ma il filo conduttore resta il medesimo. Così come le formazioni iniziali, anche i cambi vanno in direzioni opposte. Conservativi per Allegri, quasi a difesa del pareggio.Revitalizzanti per Inzaghi, che pure sostituisce ruolo per ruolo i suoi attaccanti. È forse questa la chiave di lettura più risolutiva. Kean si rivela un calciatore non all’altezza: il suo ingresso in campo non modifica di una virgola l’andamento tattico. Correa e Sanchez conferiscono vivacità nuova negli ultimi venti metri. Inzaghi cambia l’Inter senza stravolgerla, Allegri ha fatto il massimo con gli uomini a disposizione. Dal mercato il tecnico bianconero chiede un attaccante. E fa bene. Ce n’è un gran bisogno.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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