TATTICA-MENTE, Difesa solida e ripartenze fulminee. Così la Juve ha fatto male al Chelsea

La Juventus centra la seconda vittoria in altrettante gare di Champions League e guadagna la vetta del Girone H. La gara dello Stadium la fanno gli inglesi ma gli uomini di Allegri creano le migliori occasioni con rapidi capovolgimenti di fronte. Analizziamo la gara da un punto di vista squisitamente tattico.

CONTROPIEDE – La gara con il Chelsea inverte la tendenza delle ultime uscite di una Juventus spesso disordinata e con dei problematici cali di tensione finali. La solidità mostrata dalla Vecchia Signora, completamente ridisegnata dalle assenze, risponde anche ad una lettura tattica che ha reso sterile il fraseggio degli ospiti e troppo isolato davanti Lukaku. E quella lettura è stata approntata da Max Allegri con soluzioni di primo acchito sorprendenti. In una situazione d’emergenza, senza Morata e Dybala, la Juve ha giocato una partita caratterizzata da una densità di uomini nella parte bassa e attacchi diretti con i movimenti degli esterni. L’idea Bernardeschi si è rivelata vincente su tutta la linea, seppur aveva stupito l’assenza di Kean dai titolari. L’ex viola con poche sbavatura il copione tattico assegnatogli: i tagli sono quelli giusti, i movimenti senza palla precisi e vitali. Ma proseguiamo con ordine. Il Chelsea ha avuto per lunghi tratti della gara il pallino del gioco (non è casuale il dato del possesso palla che recita 70%-30% a favore degli uomini di Tuchel). Ma quel possesso non si è mai tradotto in convincenti azioni da rete. I Campioni d’Europa hanno potuto sfruttare il campo soltanto in ampiezza con passaggi orizzontali da un lato all’altro del campo. La zona centrale era presidiata dagli interpreti bianconeri di centrocampo ai quali si aggiungevano, ed è qui la chiave dell’incontro, i due interpreti d’attacco, la strana coppia del Federico bis. Nella foto che segue, vediamo uno dei contropiedi orchestrati dagli uomini più avanzati. Il numero 20 Bernardeschi, con la complicità di Bentancur, rubava palla all’avversario per rilanciare subito l’azione bianconera. Palla in profondità per il numero 22 Chiesa che s’involava verso l’area. Lo stesso Bernardeschi aveva, poi, compiuto il taglio giusti per guadagnare la posizione al centro dell’area ma il collega di reparto ha preferito incrociare il destro e concludere.

PRESSING ALTO – La rete in avvio di ripresa conferma i binari lungo i quali si era incanalata la gara nei primi 45 minuti. Una Juventus abbastanza bassa e compatta si trasforma nella macchina rapida a sfruttare gli spazi concessi dal Chelsea. La foto seguente mostra bene le dinamiche dell’azione. Rabiot (n°25) è bravo a contendere di testa il pallone al diretto avversario. Ancora una volta il movimento coi tempi giusti di Bernardeschi permette alla torre del francese di dare i suoi frutti e alla Juventus di guadagnare la profondità. Il numero 20 vede e serve con l’esterno il taglio di Chiesa sul primo palo: sinistro potente e rapido con la difesa ospite che non legge bene. L’azione è stata possibile grazie ai frequenti scambi di posizione: non soltanto quelli tra Bernardeschi e Chiesa ma anche quelli, meno evidenti, che rispondono ai nomi di Alex Sandro e Rabiot, Cuadrado e Danilo. Il primo è insolitamente alto in occasione della manovra che porta al gol ( lo si può vedere con il numero 12 in basso a sinistra). Cuadrado, più bloccato dall’altra parte controbilanciava, la discesa del terzino mancino. Il pressing per vie laterali coadiuvava quello per vie centrali, in una sinergia di intenti mai completamente messa in pratica nelle precedenti uscite. La gabbia su Lukaku, intercettato nelle linee di passaggio più che nella marcatura ad uomo, completava e sostanziava il blocco basso operato dalla Juventus quando era impegnata nella fase di non possesso. C’è da migliorare sul palleggio. Era però importante uscire da un momento difficile con una partita di alto livello e con una solidità che non si vedeva da tempo.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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