TATTICA-MENTE, Dybala scherma Brozovic e i nerazzurri soffrono il pressing. L’analisi di Juve-Inter

Una delle migliori prestazioni stagionali non basta alla Juventus per venire a capo del derby d’Italia di ieri sera. Allo Stadium regge il vantaggio nerazzurro DI Calhanoglu maturato tra le polemiche negli ultimi minuti del primo tempo. Nella consueta rubrica del giorno dopo analizziamo i principali spunti tattici dell’incontro.

APPROCCIO PROPOSITIVO – Simone Inzaghi si affida al collaudato 3-5-2 con l’unica novità costituita dall’impiego di D’Ambrosio come terzo centrale al posto dell’infortunato De Vrij. Massimiliano Allegri, che aveva annunciato novità in conferenza, sceglie un inedito modulo con Chiellini-de Ligt-Danilo a formare la linea di difesa a tre, Alex Sandro e Cuadrado sulle fasce, una mediana a due con Rabiot e Locatelli e il tandem Dybala-Morata-Vlahovic in attacco. I padroni di casa spingono forte sull’acceleratore, guidando un pressing ampio nella trequarti avversaria. Le iniziative di Morata e gli spazi trovati da Cuadrado sul versante di propria competenza producono le azioni più pericolose dei primi undici minuti. La squadra di Inzaghi non riesce a guadagnare campo, se non con il lancio lungo a cercare Dzeko, chiuso tra la morsa di Chiellini e de Ligt. La chiave tattica principale per limitare la manovra ospite è la riproposizione di quanto visto nella precedente stagione sotto la gestione Pirlo. La Juventus ha schermato con grande efficacia il raggio d’azione di Brozovic. Nella scorsa stagione fu Kulusevski a prendere in consegna il regista nerazzurro, ieri la marcatura sul play basso dell’Inter è stata condotta da Paulo Dybala. Al contempo segnaliamo il gran lavoro di Vlahovic e Morata nella prima utile pressione sui difensori avversari, costringendo questi ultimi a rinvii lunghi ed imprecisi. I due attaccanti si fanno notare anche per qualche spunto interessante in fase di possesso: lo spagnolo con tocchi di prima e veli, il serbo con delle conclusioni seppur velleitarie.

L’EPISODIO – Autore di un buon primo tempo, Morata si rende protagonista in negativo dell’ingenuità che regala all’Inter l’occasione del vantaggio. L’ex Real Madrid tocca Dumfries in area e Irrati, dopo la chiamata al Var, assegna il calcio di rigore ai nerazzurri. La circostanza costituisce anche una rara, se non unica, folata offensiva dell’olandese, quasi mai pericoloso su quella fascia. L’episodio concluderà un primo giocato su ritmi altissimi, agonisticamente intenso, talvolta falloso, ma con pochi tiri nello specchio della porta. Sugli scudi Adrien Rabiot, particolarmente a suo agio nella gestione della doppia fase del centrocampo a due. Il francese è lucido nella lettura della maggior parte delle situazioni di gioco, quando fa valere strapotere fisico e gamba. Più in ombra Locatelli, martoriato da contrasti fallosi che lo costringeranno ad abbandonare il terreno di gioco sul finire della prima frazione.

LA RIPRESA – Ritmi più bassi e manovra meno fluida caratterizzano i secondi 45 minuti dell’incontro. L’Inter legge meglio le azioni bianconere e riesce a proporre trame di gioco più pulite rispetto al primo tempo. La Juventus continua a spingere alla ricerca del pari ma un Vlahovic con le polveri bagnate sciupa una ghiotta occasione dopo essersi liberato bene di due difensori avversari. L’imprecisione dei bianconeri rende meno complicate le cose ad Handanovic mai chiamato ad interventi straordinari. La squadra di Allegri ha costruito azioni avvolgenti ed è arrivata alla conclusione 20 volte nel corso della partita. Soltanto in 5 occasioni però i tiri dei padroni di casa sono stati indirizzati verso la porta. Sui piedi del subentrato Zakaria capita anche la palla gol più clamorosa della ripresa. Il centrocampista svizzero taglia il campo a grandi falcate, supera un avversario e conclude di destro pochi passi più avanti della linea dell’area di rigore: il palo gli nega la gioia della rete che avrebbe coronato un’iniziativa personale davvero notevole. Su Zakaria nei minuti successivi anche un intervento molto dubbio di Bastoni, che il direttore di gara e il Var considerano fuori dall’area. I cambi operati dal tecnico bianconero non sortiscono effetti: Kean tocca pochissimi palloni, Bernardeschi non si vede mai. L’assalto finale è respinto dagli ospiti, bravi a fare densità al centro del campo e a serrare i ranghi. Gli ingressi di Darmian, Vidal e Gagliardini consentono agli uomini di Inzaghi di blindare il fortino nerazzurro. La Juventus esce sconfitta dallo Stadium dopo una prestazione di grande intensità. L’imprecisione degli uomini d’attacco è il neo sul quale si potrà riflettere nei prossimi giorni. L’Inter rilancia le proprie ambizioni scudetto e bussa nuovamente alla porta di Napoli e Milan.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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