TATTICA-MENTE, Morata mattatore nell’ultima di Chiellini e Dybala. Poi il calo. L’analisi di Juventus-Lazio

Il match di ieri sera passerà alla storia non tanto per gli sviluppi tecnico-tattici di una gara che, per parte bianconera, non aveva più molto da aggiungere alla stagione che va a concludersi. Il pubblico di casa, in uno Stadium pieno, ha vissuto la serata degli addii. Considerando gli intensi momenti del congedo di Chiellini e Dybala, capaci di catalizzare l’interesse di tutti gli spettatori, tracciamo comunque un profilo tattico della partita nella consueta rubrica del giorno dopo.

NASTRI DI PARTENZAAllegri ha dovuto fare i conti con tre ulteriori defezioni dell’ultimo minuto. I brasiliani Danilo e Arthur chiudono anzitempo la stagione, Zakaria è costretto a dare forfait in allenamento. Il tecnico livornese schiera un 4-2-3-1 con Perin tra i pali, Chiellini al fianco di Bonucci al centro, Cuadrado e Alex Sandro a completare la linea a quattro. In mediana Locatelli affianca Miretti. Davanti Morata, Dybala e Bernardeschi a supporto di Vlahovic. Defezione importante anche per Maurizio Sarri, costretto a rinunciare a Immobile. Non rinuncia però al suo credo tattico: a Torino è ancora 4-3-3 con Cabral a prendere il posto del bomber biancoceleste.

IL PRIMO TEMPO – La Juventus lascia il pallino del gioco agli avversari che, più motivati dall’obiettivo Europa League, conducono la manovra con un possesso palla più consistente. I bianconeri chiudono gli spazi con la densità centrale e i raddoppi di marcatura. Gli unici sfoghi concessi alla Lazio sono sugli esterni dove Alex Sandro soffrirà le iniziative di Lazzari. La squadra di Allegri sarà lucida nello sfruttare le buone occasioni create nei primi 45 minuti, caratterizzati da un’ottima tenuta fisica e un ritmo da gara di metà stagione. Nella serata di Dybala, comunque autore di una prestazione positiva, a brillare è Morata, un altro calciatore con un grosso punto interrogativo sul proprio futuro. Lo spagnolo si inventa prima un traversone calibrato sul secondo palo, dove Vlahovic, ben appostato, può scrivere nuovamente il suo nome nel tabellino dei marcatori dopo la rete all’Inter in Coppa Italia. Poi è superlativo nel concludere una ripartenza avviata da Dybala, proseguita da Cuadrado e conclusa, appunto, da Morata che si ricava lo spazio per il destro meraviglioso del 2-0.

IL SECONDO TEMPO – La ripresa vede l’ovazione dello Stadium a Paulo Dybala e una girandola di cambi per l’ingresso in campo, tra gli altri, di un vivace Aké e del giovanissimo Palumbo. Ma il secondo tempo è anche quello di una Lazio più determinata e meno fumosa dei primi 45 minuti. Complice anche il dispendio di energie dei supplementari di Coppa, i bianconeri calano vistosamente sulla distanza, non riuscendo più ad opporre un valido schermo alle iniziative degli ospiti. Gli uomini di Sarri trovano il gol con un tocco di Patric deviato da Alex Sandro ed è la scintilla della svolta. La Juventus abbassa notevolmente il baricentro e concede troppe volte l’uno contro uno agli esterni avversari. Il gol del pari lo trova il sogno di mercato Milinkovic Savic all’ultimo giro di orologio. Con il punto strappato allo Stadium la Lazio si assicura il quinto posto matematico e ottiene un pari meritato. La cartolina finale del match è un terzo tempo di lacrime per Dybala che si gode a piedi nudi per un’ultima volta i fili d’erba dell’Allianz, per sette anni casa sua.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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