UN CALCIO AL MERCATO

C’era il calcio post sceicchi, dove Neymar veniva pagato 222 milioni e un giovane di belle speranze partiva con una cartello da 40 milioni appeso agli scarpini. E c’è il calcio post Covid. Poche operazioni, funzionali, e un bilancio da salvare e da controllare sino all’ultimo centesimo. Un calcio al mercato, più che calciomercato.
Questa imminente sessione invernale di trattative sembra essere un ulteriore passo verso un doloroso, ma necessario, ridimensionamento di valutazioni e di dinamiche divenute fuori controllo, che la situazione di emergenza globale ha reso insostenibili per i club.

Un’ulteriore mazzata è arrivata con la notizia diffusa dal Sole 24 Ore della sospensione retroattiva del Decreto Crescita. In poche parole, per citare solo il mondo Juventus, la misura che ha facilitato, e non di poco, l’arrivo in bianconero di De Ligt, Ramsey, Rabiot e Morata (per citare i casi più costosi, e anche quelli per cui la Juventus dovrà il maggior numero di tasse).

Inevitabile pensare ad un mercato di Gennaio, al via tra qualche giorno, particolarmente sottotono – bianconeri inclusi, non a caso si parla nelle ultime ore di parametri zero come Diego Costa o di vecchie fiamme come Llorente. Dalla necessità, però, possono nascere anche idee e ingegno, basti pensare all’intuizione McKennie, arrivato a fari spenti eppure sin qui una delle migliori sorprese della stagione. Può trasformarsi in opportunità, quindi. Se per quanto riguarda il mercato in entrata non tutti mali vengono per nuocere, a destare preoccupazione sono però le ripercussioni che questo momento di pressione per le casse del club può avere sulla rosa e sulla stagione attuale. Si pensi ad esempio ai rinnovi di stipendi lontani dalle attuali possibilità del mondo del pallone (e la telenovela che si prospetta essere il futuro di Paulo Dybala ne è un chiaro segno), o a eventuali cessioni (si parla tra gli altri di offerte per Bernardeschi) per far respirare il bilancio. Poco male, direbbero i non estimatori di alcuni calciatori, eppure la stagione è lunga, le competizioni da provare a vincere difficili, e la Juventus troppo ben abituata ad avere grandi campioni. Privarsi di un elemento della rosa in un momento dove arrivare ad uno di pari livello, o addirittura superiore è quanto mai difficile, rappresenta una di quelle scelte da sliding doors che spesso valgono una intera stagione. Ecco perché toccherà alla dirigenza prima ancora che ai calciatori dimostrarsi degna della Juventus e attraccare la barca sicura al porto al termine di questa crisi. A partire dal 4 Gennaio. Considerando i trofei portati a casa negli ultimi 10 anni, anche nella tempesta non può che esserci fiducia.

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