FOCUS, L’identità ritrovata di una Juve ancora convalescente

Dopo le vittorie contro Salernitana e Genoa, il 4-2-3-1 di Allegri sembra aver dato nuova linfa ai bianconeri, anche se alcuni aspetti vanno ancora migliorati. Peccato, infatti, per il “mal di gol”.

PIU’ LUCI CHE OMBRE – “150 giorni di te e di me”. Storia di un grande amore, interrottosi bruscamente nel 2019, ma poi riaccesosi quest’estate con un ritorno che in pochi si sarebbero aspettati. La vittoria di ieri sera contro il Genoa ha regalato a Massimiliano Allegri una gioia in più, quella di poter festeggiare il traguardo di ben 250 partite vinte da allenatore in A (150 con la Juventus), secondo tecnico a raggiungere il traguardo nell’era dei tre punti a vittoria (1994-95) dopo Carlo Ancelotti (275).

Nel posticipo domenicale della sedicesima giornata di campionato, la Juventus supera per 2-0 il Genoa, centrando così il secondo successo consecutivo, il quarto nelle ultime 5 partite. Ad archiviare la pratica ci pensano Cuadrado, autore di una rete bellissima direttamente da calcio d’angolo, e Dybala, con un diagonale che batte il superlativo Sirigu. I bianconeri, dunque, possono proseguire la loro risalita in classifica, approfittando con questa vittoria importante della caduta della Roma per giungere al quinto posto, a pari punti con la Fiorentina. Allegri aveva chiesto ai suoi di mantenere la calma, di avere fiducia e di provare ad inanellare un filotto di successi fino alla sosta per cercare di rimanere quantomeno a vista delle prime quattro. Una richiesta, al momento, ampiamente soddisfatta si potrebbe azzardare.

La squadra conferma quanto di buono si era intravisto all’”Arechi” col 4-2-3-1, un modulo che a Torino ricordano bene, visto che nel 2017 accompagnò la squadra a trionfare in campionato e ad arrivare in finale di Champions. Certo, l’avversaria si è rivelata ampiamente alla portata, ma è uno schieramento che, con le assenze di Chiesa e McKennie, riesce ad esaltare le qualità tecniche e realizzative di Dybala, il vero fulcro del gioco, dalle cui giocate nascono le occasioni più importanti. Buone le prestazioni di Kulusevski, che con i suoi strappi e le sue accelerazioni crea grossi grattacapi a tutto il lato difensivo sinistro genoano; poi di Bernardeschi, al netto di una prestazione di grande sacrificio e a tratti davvero tagliente, come dimostrato dall’assist al bacio per il raddoppio di Dybala; di Locatelli, l’inamovibile pedina dello scacchiere allegriano, capace con i suoi filtranti di creare varchi impressionanti sul rettangolo verde; di Cuadrado, autore di un gol olimpico; ma soprattutto di Luca Pellegrini, quel terzino destinato a fare molta strada se le sue prestazioni continueranno sulla falsariga di ieri sera.

Per la mole di gioco costruita e la superiorità tecnica dimostrata sul campo, peccato per l’unica storta della serata, che vede quel “mal di gol” ancora da risolvere, almeno in parte. Quei 27 tiri nello specchio evidenziano come manchi quel killer instinct, soprattutto da parte degli attaccanti, che consenta di chiudere partite del genere prima dell’80. Colpa di Morata? Forse sì, poiché lo spagnolo, salvo la rete di martedì contro la Salernitana, ha subito un evidente involuzione soprattutto a livello psicologico, come dimostra quell’eccessivo nervosismo mostrato in campo ieri sera. E Kean? Anche lui appare spaesato e privo di quella “luce” che in molti si aspettavano di vedere da un ragazzo della sua età e del suo talento.

Quale sarà, a questo punto, la soluzione di Allegri? In attesa del mercato di gennaio e di fronte ad un Dybala sempre più anima di questa Juventus, lo scopriremo solo nelle prossime puntate.

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