TATTICA-MENTE, Che difficoltà nel costruire l’azione! L’ingresso di Dybala cambia parzialmente la gara. L’analisi di Inter-Juventus

La Juventus scesa in campo a San Siro ha fatto registrare notevoli problemi nella fase di possesso, soprattutto quando è stata chiamata a proporre gioco dopo lo svantaggio. Analizziamo alcune situazioni tattiche del derby d’Italia.

VUOTO IN AREA – In una partita nel complesso bloccata ed avara di emozioni, la produzione offensiva degli uomini di Allegri si è ridotta ai minimi termini. La Juventus ha occupato male lo spazio in campo nonostante l’Inter non avesse condotto un pressing offensivo irresistibile. I bianconeri non hanno quasi mai servito Locatelli con la continuità con la quale il numero 25 è stato sollecitato nelle precedenti uscite. Manuel non è mai entrato nel vivo del gioco e il dato dei passaggi riusciti dell’ex Sassuolo (11 soltanto nel primo tempo) rende esplicita tale difficoltà di manovra. L’area di rigore era poco presidiata dagli attaccanti e nemmeno Mckennie riusciva a rendersi pericoloso con i suoi inserimenti, troppo sporadici e poco convinti. Un’istantanea di quanto appena affermato la otteniamo dal primo tempo. C’è stato un calcio di punizione dalla trequarti della battuta della quale si è incaricato Cuadrado. Il traversone del colombiano sarà uno spiovente interessante in un’area sguarnita di attaccanti. Il numero 9 Morata, a sinistra nella foto, parte dal secondo palo per poi convergere verso la porta solo in un secondo momento. Kulusevski (il numero 44 nella foto) farà il suo ingresso in area di rigore soltanto ad azione praticamente conclusa. Se non fosse per le torri bianconere giunte in area dalla difesa (vedi Bonucci, Chiellini e Alex Sandro), gli undici metri nerazzurri avrebbero fatto registrare lo stesso traffico di una località balneare in pieno inverno. E la medesima situazione si registra in un’azione successiva quando la pressione di Morata permette ai bianconeri di recuperare un buon pallone nelle metà campo avversaria. La palla giunge a Cuadrado che avanza sulla trequarti. Né Morata, né Kulusevski dettano con il movimento un passaggio in area: lo spagnolo circumnaviga al largo, lo svedese è lento nel fiondarsi in avanti. Al numero 11 non resterà altra soluzione che provare una conclusione dai trenta metri.

L’INGRESSO DI DYBALA – Un Kulusevski troppo evanescente lascia il posto ad un più ordinato Paulo Dybala e le cose, almeno in parte, volgo per il meglio. Con lui in campo, la Juventus è apparsa più in partita, nonostante una certa sterilità comunque permanente. I suoi movimenti tra le linee hanno ripulito dal torpore le poche ed inefficaci azioni imbastite dai bianconeri fino a quel momento. Ciò che Dybala ha dato alla Juventus più del collega svedese sono state le imbucate tra le linee. L’argentino suggeriva spesso in verticale per dialogare in profondità con le punte e guadagnare metri preziosi. L’ingresso della Joya ha migliorato anche la prestazione per un’ora impalpabile delle mezze ali. In occasione del contatto Dumfries-AlexSandro, è un’imbucata di Dybala a dare il via all’azione, come possiamo notare dalla slide successiva. Il numero 10 riceve da Bentancur e serve di prima intenzione Morata il quale abbozza un controllo spalle alla porta. Nelle intenzioni dell’attaccante argentino ci sarebbe stata la sovrapposizione per ricevere il passaggio di ritorno del compagno di reparto. Il pallone carambola sulla linea dell’area di rigore dove Dumfries tocca la gamba di Alex Sandro in un intervento ingenuo che vale la massima punizione. L’ingresso di Dybala ha in parte risolto i guai della Juventus nell’impostazione della manovra. Tuttavia, è l’intera fase di possesso a necessitare di idee più studiate e schemi approntati in allenamento. Lo stesso attaccante sintetizza con brillantezza il deficit di fondo: “Dobbiamo migliorare nella fase offensiva. Se giochiamo sempre per vincere 1-0, quando subiremo gol non ci basterà”.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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