TATTICA-MENTE, McKennie in chiaroscuro. Alex Sandro entra male in partita. Che crollo nel finale! L’analisi di Juventus-Sassuolo

Brusca e sorprendente frenata dei bianconeri nel match casalingo della decima giornata. Il Sassuolo sbanca l’Allianz Stadium sfruttando gli errori tecnici degli uomini di Allegri. Analizziamo le principali chiavi del match nel consueto appuntamento con la tattica.

IMPRECISIONE TECNICA – Lo confesso. Mai come oggi sono stato in difficoltà nel tentare di passare la lente di ingrandimento della tattica su una partita della Juventus. Le mie difficoltà originano dalla repentina mutevolezza degli assunti tecnico-tattici nella medesima gara. In altre parole, si è vista ieri una squadra fragile e confusa che faceva e disfaceva senza soluzione di continuità. Quanto di buono prodotto in alcune fasi della partita, veniva abbattuto poco dopo da un disordine e un calo di concentrazione disarmanti. Il pressing molto alto che i bianconeri conducevano nei primi dieci minuti di gara, lasciava presagire un approccio corretto al match: in un paio di occasioni la pressione aveva anche portato al recupero della palla. Un fuoco di paglia. La promettente intensità dell’avvio svaniva in un’accozzaglia deleteria di errori in uscita, baricentro troppo basso e preoccupanti distrazioni individuali. L’uscita di un vivace De Sciglio, che ha lasciato il posto ad uno svogliato Alex Sandro, è stato il campione che ha fornito un saggio di ciò a cui avremmo assistito nel prosieguo. Il Sassuolo guadagnava metri e consolidava il possesso palla: la squadra di Dionisi pungeva approfittando dei passaggi sbagliati, come uno di Bonucci che ha regalato agli avversari una ripartenza corta sulla quale ha dovuto mettere una toppa un Danilo molto più sul pezzo dei suoi compagni di reparto. I disimpegni errati della retroguardia iuventina erano l’anteprima della rete del vantaggio ospite. Muldur approfittava della prateria sulla fascia mancina della Vecchia Signora, dove la coppia Sandro-Rabiot faticava a leggere scambi e movimenti. Muldur vedeva e serviva Defrel al limite dell’area. Ancora una volta un disattento Alex Sandro (il numero 12 nella slide che segue), con la complicità di un de Ligt troppo attendista, non leggeva l’inserimento centrale di Frattesi.

REAZIONE E BUIOAllegri ha provato a mescolare le carte in tavole nella ripresa, quando ha optato per il passaggio ad un 3-2-5 offensivo con Mckennie mediano. La reazione c’è stata ma non ha visto la Juventus riversarsi nella metà campo avversaria con la qualità necessaria a prendere in mano la gara. Il Sassuolo aveva perso la pericolosità sulle fasce, vera chiave tattica della prima frazione di gioco e non riusciva ad uscire con continuità dal pressing bianconero. Due soluzioni sono state particolarmente efficaci per modificare l’inerzia di una partita complicata. La prima è ben spiegata nella slide seguente. Gli uomini di Allegri hanno cominciato ad occupare meglio il terreno di gioco in ampiezza. La soluzione, tipicamente allegriana, del cambio di gioco veniva tentata con maggiore convinzione. Al minuto 57 Alex Sandro cercava ed otteneva la linea di fondo: cross dall’altra parte del campo per Juan Cuadrado appostato al limite dell’area di rigore. Stop di petto del colombiano e destro potente a incrociare. Salva Ahyan, appostato sulla linea di porta. Da un’altra iniziativa del terzino brasiliano nasceva il cambio di gioco dall’altra parte per l’accorrente Dybala che ha sfiorato il gol. In secondo luogo, la posizione di Mckennie. L’americano attaccava meno l’area di rigore rispetto ai suoi standard ma si defilava molto a destra, combinando bene con Chiesa. Quest’ultimo ha trovato maggiore vigore agendo largo a sinistra. Il Sassuolo ha palesato grosse difficoltà a leggere i movimenti di Mckennie ma la sua imprecisione tecnica ha vanificato tutto. Quando, infine, la Juventus ha provato a vincere la partita, dopo aver trovato il pari proprio con l’ex Schalke e uno dei suoi inserimenti vincenti, è accaduto ciò al quale non eravamo abituati. Il black-out. Il buio totale. All’imprecisione nei passaggi, filo conduttore di gran parte dell’incontro si è aggiunto un calo notevole dal punto di vista agonistico. La squadra non ha saputo produrre occasioni nitide fino alla beffa finale in contropiede. Un passo avanti e due indietro. Non è la coreografia dell’ultimo tormentone musicale, ma può condensare in estrema sintesi ciò che si è visto in campo. La prestazione nel complesso negativa poteva essere cancellata da una reazione di cuore. Il finale da incubo certifica la fragilità mentale di una squadra per la quale qualsiasi conclusione si possa trarre, questa può essere smentita nell’arco di pochi giorni. Così non va. Così non si risale nemmeno le scale del proprio condominio.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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