TATTICA-MENTE, Poco gioco e pochissime idee. Dybala ci prova ma non basta. L’analisi di Verona-Juventus

Il forcing finale non basta a cancellare due terzi di gara con tante ombre di una Juventus confusa e poco incisiva davanti. Analizziamo le principali chiavi tattiche dell’incontro nella nuova puntata della nostra rubrica.

SQUADRA MOLLE – La Juventus scesa in campo con il Sassuolo aveva mostrato pesanti criticità nella costruzione del gioco e nell’intensità agonistica. I medesimi problemi, con l’aggiunta di una fase di non possesso deficitaria, si sono riproposti con preoccupante drammaticità nella gara del Bentegodi. Una certa staticità permeava la squadra nell’avvio shock del primo tempo. Il Verona riusciva con il pressing a recuperare palloni sanguinosi. I bianconeri non reggevano la pressione portata dagli uomini di Tudor, con Lazovic a dominare la fascia di competenza e Veloso a garantire presenza costante e muscoli in mezzo al campo. I due gol subiti nei primissimi minuti raccontano di un pessimo approccio alla partita. Il disorientamento mostrato dagli uomini di Allegri nei primi venti minuti è qualcosa al quale non eravamo abituati. Arthùr, in campo dal primo minuto, non ha conferito alla mediana quella personalità necessaria alla gestione della palla in contesti di forte pressione. Il brasiliano è spesso andato in bambola e quasi mai ha attinto alle sue qualità tecniche per venir fuori palla al piede dalle situazioni più ostiche. A supportarlo, avrebbe dovuto agire Bentancur ma l’uruguaiano ha sbagliato molti passaggi sia per concetto che per esecuzione tecnica. Le due slides che seguono fanno riferimento ad una palla rubata dal Verona al sesto minuto del primo tempo. Bentancur sbaglia l’appoggio, scegliendo di servire un pallone a Cuadrado a metà strada tra il colombiano e il numero 8 gialloblù Lazovic (vedi prima slide). Veloso si defila sulla sinistra a dettare il passaggio del compagno prima di servire Caprari. L’attaccante scaligero è bravo a ricavarsi lo spazio in area e a calciare di sinistro. La sua conclusione verrà respinta corta da Bonucci. Ne approfitta Lazovic (vedi seconda slide) che ha avuto lo spazio e la libertà di fare il movimento ad aggirare l’area per trovarsi libero di calciare poi sul primo palo. Ancora una volta è il numero 30 Bentancur a perdere la marcatura del numero 8.

LA GARA DI DYBALA – Il pressing a uomo scaligero, tanto alto quanto aggressivo, ha a lungo limitato la costruzione di gioco bianconera. Gli uomini di Allegri si sono dimostrati incapaci di gestire le marcature rivali: i giocatori erano costantemente costretti a ricevere spalle alla porta, quasi mai la Juve ha servito i propri calciatori sulla corsa. La manovra si inceppava spesso e volentieri in tutte le zone del campo. Non è bastato un Dybala sempre nel vivo del gioco, propositivo e volenteroso. Il numero 10 si è mosso molto tra le linee, offrendo ai compagni sempre una buona possibilità di scarico. Spalle o fronte alla porta, Dybala dava la sensazione di poter impensierire la retroguardia veronese. Le maggiori occasioni provenivano dai suoi piedi: dei quindici tiri totali dei bianconeri, otto sono stati suoi. la traversa e un Montipò attento gli hanno negato la gioia del gol. In fase di non possesso, l’argentino ha però sbagliato tanto, soffrendo al pari dei compagni il pressing degli uomini di Tudor. La ripartenza che ha portato al raddoppio di Simeone nasce da un recupero di Casale su Dybala costretto a ricevere spalle alla porta e a gestire sotto pressione.

BLOCCO A DESTRA – La fascia mancina orfana di Chiesa non ha brillato. Il duo Alex Sandro-Rabiot ha interpretato in maniera superficiale entrambe le fasi. Non ha fatto meglio la fascia di destra, dove Danilo e Cuadrado, quando sono stati chiamati a sviluppare la manovra, hanno ricorso ripetutamente al retropassaggio. Il Verona faceva tanta densità in zona palla, con la Juve così costretta a tornare indietro. Eppure, contro squadre che giocano come i gialloblù, poteva essere utile cercare più spesso l’uno contro uno sulle fasce mediante la sovrapposizione dei terzi di difesa. Danilo ha sempre rinunciato a spingere in avanti, forse perché preoccupato da Caprari, bravo ad occupare le linee di passaggio dei difensori bianconeri. Nella slide che segue, si vede bene proprio una di queste situazioni di gioco, nella quale il numero 11 Cuadrado interrompe la manovra a destra per tornare indietro e scaricare sul numero 6 Danilo. Da questi nuovamente indietro a Bonucci. La trama di passaggi all’indietro è sintomatica di quanto la Juventus abbia faticato nella costruzione di gioco. Ciò che manca è l’idea di giocare a calcio nel senso corale del termine. E questo consentirebbe ai singoli di far emergere anche le proprie qualità. Arthùr risulterebbe meno isolato, le linee di centrocampo e attacco meno sfilacciate e la corsa sarebbe gestita a seconda dei momenti della gara. La Juventus non è squadra. E Allegri non la sta rendendo tale.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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