FOCUS, La sconfitta di Agnelli, la vittoria dell’ipocrisia

La vicenda di una competizione nuova, nata e destinata ai top club europei, sta avendo una vita più breve del previsto. L’uscita in nottata dei club inglesi, alla quale si è aggiunta quella di Atletico Madrid, Inter e Milan, ha sancito l’accantonamento, almeno nell’immediato dell’iniziativa Superlega. Nell’opinione comune il vero sconfitto dell’operazione è Andrea Agnelli, tra l’ipocrisia dilagante di tifosi e media e la ben nota caccia all’uomo.

SAVE THE DATE – 21 aprile 2021. Ricordiamoci di questo giorno. Perché? Il motivo è semplice. Oggi abbiamo scoperto che il calcio appartiene al popolo. Oggi ha vinto lo sport, quello avulso dalle dinamiche di mercato, quello immune ai più vili intrallazzi di palazzo, condotti nell’ombra delle segrete stanze. D’ora in poi potremo continuare a godere dello sport di sempre, con le meravigliose trovate di Uefa e Fifa, improntate alla limpidezza della sorgente di montagna e alla trasparenza della più salubre aria di bosco. C’è soltanto l’imbarazzo della scelta. Come dimenticare la lungimiranza disinteressata e la scelta dettata dal rigore etico di assegnare i mondiali 2022 al Qatar, con buona pace di Amnesty International e delle sue istanze di porre fine alle violazioni dei diritti umani? E quanto è stata rigorosa l’applicazione del Financial Fair Play nei confronti del Manchester City, le cui sponsorizzazioni erano certamente riconducibili alla proprietà stessa! Come è venuto in mente a dodici presidenti di Club, poi soltanto 6, di cambiare tutto questo? Una follia, frutto del più bieco opportunismo. E che dire delle indimenticabili sfide da mille e una notte tra Barcellona e Sassuolo. I tifosi neroverdi, De Zerbi e gli appassionati di calcio potranno adesso tirare un sospiro di sollievo. Nulla è più compromesso. Che non prendano impegni per i prossimi mercoledì sera. Con gli investimenti fatti e la sincera volontà di competere ai massimi livelli, ora potranno continuare la corsa verso il Gran Galà del calcio. Corsa da proseguire senza Locatelli e Scamacca, che, come noto dalle ultime news di calciomercato, regaleranno alla Juventus per due noccioline avendo gli emiliani già l’accordo con Kross e Lewandovski e soprattutto non avendo necessità di far registrare plusvalenze a bilancio. E un presidente come il genoano Preziosi potrà continuare ad ospitare a Marassi, in uno stadio per ovvie ragioni di proprietà, il Real Madrid per dare seguito all’avvincente amichevole del 6 gennaio 1921, terminata con una goleada dei rossoblù. I tifosi vedranno la sfida ai blancos dagli spalti del nuovo impianto pagando un biglietto dal costo modico. Io, appassionato di calcio, che vedrò la partita dalla tv, gioirò del mio abbonamento gratuito alla pay tv. E pensare che quel cattivone di Andrea Agnelli voleva privarmi di tutto questo…

BATTAGLIA PERSA – Ironia a parte, che il progetto Superlega non avesse potuto trovare approvazione unanime era preventivabile. L’idea di fondo sulla quale poggia, rivedibile. Ma non per questo non modificabile con il passare degli anni. Ma soprattutto non si possono ascoltare le prediche dalle tinte moraleggianti di calciatori e allenatori dagli ingaggi a sei zeri. Come se i suddetti soloni dello spirito sportivo non avessero ampiamente messo da parte etica e passione dei tifosi quando si trattava di dare il proprio consenso a trasferimenti con contratti faraonici. Con un comunicato sul sito ufficiale, la Juventus ha fatto sapere che accantonerà il progetto nell’immediato ma che rimane fermamente convinta della bontà dei presupposti sportivi, commerciali e legali dell’operazione. L’idea della Superlega, aldilà della sua concreta attuazione, mirava a scardinare lo status quo imperniato intorno ad istituzioni delle quali le società coinvolte nella nuova competizione non condividevano l’operato, soprattutto in relazione alla ripartizione dei ricavi. Perez e Agnelli – soltanto quest’ultimo per il sempre ragionevole mondo calcio italiano – hanno perso la sfida separatista. Ma forse hanno ottenuto quello che volevano. L’Uefa non potrà più essere indifferente nei confronti degli altarini scoperchiati da un’iniziativa di tal genere. I suoi dirigenti si siederanno ad un tavolo per cercare un compromesso che, auspichiamo, possa arrivare quanto prima. La frattura è comunque netta, la bomba lanciata. Non si esclude l’uscita dai giochi di Andrea Agnelli, il villain del calcio nostrano, reo di aver fatto una mossa impopolare per superare l’empasse della gestione societaria del calcio moderno. Non vado oltre con la mia riflessione a metà tra il serio e il faceto. La notizia che al giorno d’oggi il calcio è un business e le società calcistiche sono aziende mi ha sconvolto. Torno sul pero dal quale ero precipitato. Non so se riusciremo a riprenderci. Menomale che l’incubo della Superlega è durato soltanto 48 ore. Il mondo del calcio ha rischiato di essere snaturato. Scampato pericolo. Fiuuu.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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