A.A.A. QUALITA’ CERCASI E ARTHUR VENDESI

L’esito negativo della finale con l’Inter non modifica nella sostanza il giudizio su un’annata che non può comunque essere soddisfacente. Nonostante l’obiettivo minimo del piazzamento utile per l’accesso alla prossima Champions, la Juventus deve lasciarsi alle spalle una stagione nella quale troppe cose non hanno funzionato. A più livelli e a più riprese la sensazione diffusa è che la valutazione – ai nastri di partenza, in itinere e a stagione praticamente conclusa – del nuovo progetto tecnico, di tecnico abbia ben poco. Dalla scelta degli interpreti in rosa, alle decisioni maturate dall’allenatore nel corso di tutti questi mesi, fino ai ben noti risvolti (anche per quel che riguarda la scelta comunicativa) sui mancati rinnovi, di Dybala su tutti. Un susseguirsi di scelte infelici se non tragicamente comiche tali da far sorgere più di un dubbio sulla bontà dell’operato di società, calciatori e allenatore. A voi lascio la sentenza sulla ripartizione di colpe e responsabilità.

Quel che mi preme spiegare in queste poche righe è che su Torino sembra calata la grigia nube della mediocrità per liberarsi della quale serve molto di più che belle parole di speranza. Il progetto Allegri prende le mosse da un annus horribilis che in pochi avevano preventivato la scorsa estate. La Juventus ricomincia dalla voce zero nella casella dei trofei stagionali, una delusione alla quale tifosi e addetti ai lavori non erano abituati da un decennio. La fiducia della dirigenza nella guida tecnica livornese non ha mai vacillato. Le voci di una maretta interna ai vertici societari sono state prontamente smentite. A Torino si vuole dare continuità al solco tracciato, ma si deve fare di più. E quel di più può derivare soltanto dalla qualità che tutti gli attori devono riversare sul palcoscenico, ciascuno nella propria parte. Qualità nella testa e nel cuore, per rinascere davvero Juventus. E non una copia scolorita, come la nuova, non entusiasmante, divisa home presentata oggi, Max Allegri deve ritornare ad essere quel formidabile risolutore a gara in corso, capace di rovesciare l’inerzia di una partita con poche geniali mosse. La luce del tecnico non è mai brillata nella sciagurata stagione che va a concludersi. Innumerevoli gli errori, gli ultimi nei discutibili cambi della finalissima persa pochi giorni fa. La dirigenza deve tornare ad imbroccare decisioni corrette e lungimiranti che possano rendere onore al blasone di un club che di rado nella sua storia si è rivelato smarrito e confusionario come oggi. E infine la terza ma non meno importante componente, chi indossa gli scarpini e calca il terreno di gioco. E qui si potrebbero spendere fiumi interminabili di inchiostro.

Ma volendo restare alla più stringente attualità, e per introdurre degnamente l’imminente finestra di mercato, la Repubblica ha intervistato Federico Pastorello che ne sarà sicuramente tra i protagonisti. Il procuratore, tra gli altri di Lukaku, Acerbi e Bernardeschi, ha fatto il punto della situazione su Arthur, anch’egli tra gli assistiti. “A gennaio siamo stati vicini ad andar via, all’Arsenal. È un giocatore troppo importante per essere emarginato, deve anche pensare al discorso della Nazionale – ha spiegato l’agente – Era stato preso per giocare un calcio diverso, con Sarri avrebbe fatto il Jorginho, Allegri invece vuole due mediani strutturati fisicamente. I due si stimano, ma è una questione tattica, e io non entro nelle scelte tecniche. Ma non è nell’interesse di nessuno continuare in questa situazione”. Le parole lascerebbero intendere un addio dopo due stagioni, la fine di un connubio mai del tutto sbocciato. L’ex Barcellona, arrivato sotto la Mole nell’operazione votata alla plusvalenza dello scambio con Pjanic, non ha confermato le aspettative, vuoi per un feeling mancato con mister Max, vuoi per evidenti limiti caratteriali che gli hanno impedito di prendere saldamente in mano le redini del centrocampo bianconero. Ma soprattutto a venir meno è stato l’apporto qualitativo che il brasiliano non ha saputo conferire alla manovra. E che, salvo exploit nelle prossime due gare di campionato, lo vedrà chiudere l’annata a secco di reti, un’onta grave per un calciatore della Juventus. Sarà, dunque, addio senza troppi rimpianti e senza colpo ferire.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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