TATTICA-MENTE, Pochi guizzi di Mckennie e Dybala. I bianconeri non sfondano contro un’avversaria meno vivace del solito. L’analisi tattica di Juve-Atalanta

La quinta sconfitta in campionato, la terza tra le mura amiche, arriva nella maniera più inusuale. Se, nelle precedenti uscite, la Juventus rinunciava al dominio del gioco in nome di un atteggiamento tattico più guardingo, questa volta la squadra di Allegri ha provato a guidare la manovra, favorita anche da un’Atalanta poco aggressiva. Le azioni bianconere sono però confuse, più dettate dall’esigenza pressante di cercare il pari che da un rodato ordine tecnico-tattico.

DENSITA’ CENTRALE… – Meno negativa del solito, la prestazione della squadra di Allegri si dipana in più direzioni e attraverso molteplici chiavi tattiche. La più evidente di queste è l’idea con la quale la Juventus è scesa in campo. I bianconeri hanno cercato nei primi minuti di affollare la zona centrale del campo e presidiare le linee di passaggio avversarie in quella porzione del rettangolo verde. La slide che segue fornisce una ricostruzione dello schieramento dei padroni di casa nei primi minuti dell’incontro. Allegri ha pensato a due serratissime linee, poco distanti una dall’altra, che schermassero le iniziative di Freuler e Pessina per vie centrali. L’Atalanta era così costretta a scegliere il passaggio sugli esterni, come mostra bene l’immagine. In questo modo la Juventus ha potuto contenere le folate degli uomini di Gasperini, che pochissime volte durante la gara hanno trovato lo spazio per concludere a rete. La Dea faceva un giro palla che ha coinvolto molto gli uomini di fascia, senza però trovare sbocchi pericolosi nella trequarti bianconera. La compattezza centrale ha funzionato fino a quando l’errore nel passaggio di Morata ha minato le certezze dei bianconeri, che pure sembravano aver trovato la quadra. Da quel momento in poi Dybala & Co sprofondano nelle difficoltà già sviscerate nelle analisi tattiche delle ultime partite: la Juve ha accusato il colpo, chiudendo molto male la prima frazione dei gioco tra lanci lunghi nel vuoto ed un certo timore nell’uscita palla al piede.

… E RIPARTENZE – Il 4-3-3 con il quale la Juventus ha affrontato la partita è stato un buon passo in avanti verso la ricerca di una formula differente. Ciò che non è cambiato sotto la Mole è stato il modo di interpretare tale schieramento che, a dire il vero, si presterebbe bene allo sviluppo di trame offensive più spregiudicate rispetto al consueto attendere e ripartire. Le uniche occasioni prodotte dagli uomini di Allegri nel primo tempo sono derivate per lo più dai contropiedi. Come quello che la Juve orchestra al minuto 20 e del quale l’immagine seguente costituisce una ricostruzione abbastanza fedele. La ripartenza è gestita per il meglio, occupando con sapienza il corridoio centrale: in particolare Mckennie (il numero 14) ha attaccato bene la profondità, servendo a Chiesa un filtrante con i tempi giusti. L’ex viola innesca la propria corsa in campo aperto verso la porta di Musso ma si fa recuperare da Toloi un istante prima di calciare a rete. Sfuma così una grossa occasione bianconera per il vantaggio. Nel ribaltamento di fronte, l’errore della Juve ha consegnato all’Atalanta il pallone del vantaggio che poi si rivelerà decisivo.

BARICENTRI BASSI – L’Atalanta ha condotto una gara meno aggressiva del solito: poco pressing, pochi smarcamenti, un’atteggiamento rinunciatario soprattutto nel secondo tempo quando ha subito l’intermittente forcing bianconero. La Juventus si è riversata in avanti costringendo gli avversari ad arretrare di parecchio il proprio raggio d’azione. I dati sul possesso palla (68% Juve – 32% Atalanta) riflettono l’andamento della ripresa. Appare significativo anche il conto dei tiri in porta che la squadra di Allegri vince per 9-2. La Dea, una macchina da gol, ha effettuato appena 4 passaggi chiave nel corso della partita contro i 13 della Juve. E queste statistiche fanno crescere il rammarico per un incontro nel quale i bianconeri avrebbero potuto osare di più nella metà campo avversaria con maggiore intensità e quantità di uomini. I padroni di casa hanno mantenuto un baricentro sostanzialmente basso, nonostante gli avversari non avessero quasi mai nella ripresa alzato il pressing. Anzi, la squadra di Gasperini ha emulato i bianconeri nell’atteggiamento. La Juventus ha proseguito nel proprio copione tattico fatto di attesa e ripartenza veloce. Un’azione maturata intorno all’ora di gioco ha mostrato ancora una volta le straordinarie capacità di inserimento di Mckennie. La ripartenza bianconera è principiata da un buon lavoro di sponda di Dybala che ha ridotto il tempo di gioco al minimo per consentire a Leonardo Bonucci di lanciare in profondità l’americano. E’ questa una soluzione tra le più praticate dalla Juventus con Mckennie abile nel guadagnare il fondo. Il raggio d’azione molto basso di Dybala è un’altra costante delle gare nelle quali è sceso in campo: servito nella propria metà campo e più spalle alla porta che in altre mattonelle, fa quel che può che giungere in soccorso di un centrocampo sovente scavalcato. Dobbiamo dirlo. Anche per giocare di rimessa c’è bisogno di accorgimenti tattici che vanno ben oltre il calciatore servito sulla corsa. Ad Allegri possiamo dire che c’è luce oltre il contropiede. La Juventus può e deve trovare altre soluzioni se vuole abbozzare un ultimo disperato tentativo di agganciare il treno per il quarto posto.

About Michele Paoletti

Storico dell'arte, appassionato di calcio, sognatore. Aspirante giornalista con l'amore per la scrittura. Una tavola dipinta o un rettangolo verde sono per me medesima fonte di ispirazione.

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