BECCANTINI: “Dopo oggi c’è poco da dire e molto da fare. Lippi si dimise per molto meno”

Le parole del giornalista sul ko della squadra di Allegri

CRITICO. TMW riporta l’analisi di Roberto Beccantini sulla sconfitta odierna della Juventus contro il Monza:

“La sapete l’«ultima»? Ha battuto la Juventus. Il Monza che Berlusconi aveva tolto a Stroppa e affidato a Palladino. Il Monza fanalino di coda. Con Allegri in tribuna e Landucci in panca, è stato il solito minestream. Di Maria che svirgola dopo un minuto e si fa cacciare dopo 41’ per una gomitata a Izzo, che lo aveva ingabbiato di braccia e di gamba (poi, al contatto, svenuto). La squadra che ha gambe di piombo e gira in tondo, come si usava all’asilo. Senza lo straccio di un’idea. Mi gioco subito il bonus degli infortuni, ma di fronte non c’era il City del Pep: sbaglio? Un paio di cross di Kostic, qualche sponda di Vlahovic e, per il resto, l’attesa di Godot che, se la società non si batte il petto, Agnelli in testa, non arriveranno mai. Non arriveranno più. Sapete che, per principio, sono contro i cambi in corsa, ed è vero che a certi livelli certi giocatori dovrebbero uscire allo scoperto, ma comincio a barcollare di brutto. Lippi si dimise per molto meno. Nel gestire l’eredità di Conte, Allegri fu straordinario. Questo, recuperato dopo due anni in infradito, sembra la copia della coppia. Altre rose, certo. Ma troppe spine. Le confessioni a Sconcerti (grande scoop) hanno ribadito gerarchie che conoscono persino i sassi, ma che sarebbe stato opportuno, data la situazione, non divulgare. Un disastro, la Juventus, perché è sempre lo stesso pozzo dal quale non si tira su nulla: e, spesso, non si «tira» tout court. Sensi e Pessina sono centrocampisti che Madama – oggi – si sogna. Il harakiri del Fideo ha accentuato lo stato di crisi, da una parte, e la volontà di provarci, dall’altra. Non è che la Juventus stesse dominando o governando, fino alla cesura numerica. Al contrario. Viveva, come troppo spesso le capita dall’avvento dell’Allegri bis, di stenti, di avanzi. Paredes e Kostic raccoglievano quel che trovavano, non quel che dovevano. Rovella, fresco ex, si muoveva a ritm geometrici che il McKennie odierno, per esempio, non è in grado di offrire. Nervi tesi e gomme sgonfie, il massimo del minimo, riportava la cronaca di Monza. Non ho capito l’esclusione di Bonucci, uno dei meno peggio contro il Benfica. Gettare Gatti in quel casino è stato come sistemare un fiammifero vicino a una polveriera: sarà proprio lui a perdersi Gytkjaer sul gol. Il Monza continuava ad accerchiare le ombre: la fine era nota. Solo questione di tempo. Quando su nove partite, Champions inclusa, ne vinci due (con Sassuolo e Spezia) e perdi addirittura contro l’ultima della classe, c’è poco da dire e molto da fare. A cominciare dal tecnico e da chi l’ha scelto. Se non ora, quando?”

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