PRIMO BILANCIO MENSILE: LA JUVE ESCE INDENNE DALL’INFERNO DI GENNAIO, MA SI POTEVA OSARE DI PIÙ

Una sosta ‘toccasana’ per la Juventus che in 17 giorni ha dovuto disputare ben 6 match, molti dei quali contro big del campionato. Il bilancio può considerarsi in pareggio

Finalmente la sosta. Un gennaio da crepacuore per i tifosi della Juventus, i quali hanno visto la loro squadra disputare partite su partite in meno di 20 giorni. Molti di questi incontri hanno visto i bianconeri affrontare squadre di vertice del nostro campionato e la pausa di due settimane può risultare addirittura salvifica per il prosieguo di stagione.

Pronti via e l’Epifania ha portato all’Allianz Stadium un Napoli completamente falcidiato dagli infortuni e dal Covid-19: sicuramente la Befana ha scelto di mettere più dolci che carbone nella calza della ‘vecchia signora’. Tuttavia, l’esito finale è stato un pareggio che potrebbe essere considerato un risultato stretto ai partenopei, i quali hanno disputato una prova di grande orgoglio e personalità. Un’occasione persa.

Neanche il tempo di metabolizzare il rientro ‘amaro’ del 6 gennaio, la Juve affronta la Roma allo Stadio Olimpico. Succede praticamente di tutto e di più nella bolgia giallorossa: Abraham colpisce a freddo ‘Madama’, la quale risponde con Dybala. In avvio di secondo tempo, i ragazzi di Allegri entrano in campo in modo confusionario e spaesato, un po’ ‘alla ca**o‘ per usare il francesismo di Mattia De Sciglio, subendo due reti nei primi 8 minuti di gara. Il match sembra incanalarsi verso la squadra di Mourinho, ma in 7 minuti succede l’inimmaginabile: Locatelli accorcia con un ottimo inserimento aereo, Kulusevski in mischia pareggia i conti e lo stesso De Sciglio sfrutta l’errore di Smalling per regalare un 3-4 che ha dell’incredibile. Le emozioni sembrano finite qui, ma il tocco di mano in area di De Ligt e la concessione del rigore, con conseguente rosso all’olandese tiene i tifosi con il fiato sospeso. Dal dischetto va Pellegrini, ma calcia malissimo e Wojciech Szczesny stampa il francobollo della vittoria sull’incontro. Tutto bellissimo, ma l’infortunio di Federico Chiesa tiene in apprensione l’universo bianconero, fino al fatidico responso: lesione del legamento crociato anteriore. Cala il sipario sulla sua stagione.

3 giorni dopo l’altalena dell’Olimpico e lo shock relativo a Chiesa, altro match ad alta tensione: la brigata Allegri va a San Siro per la conquista della Supercoppa Italiana. Avversario? L’Inter campione d’Italia e leader del campionato, non certo una ‘promenade’ sotto la ‘Mole Antonelliana’. Partita di grande sacrificio dei ragazzi che passano in vantaggio con Wes McKennie, ma non riescono a resistere all’assedio Inter e subiscono il pareggio con il rigore segnato da Lautaro Martinez (ingenuità di De Sciglio che atterra Dzeko in area). Il copione della contesa è chiarissimo, ovvero i bianconeri a fare le barricate e cercare delle ripartenze e i nerazzurri a stanare la ‘signora’. Dopo i tempi regolamentari, la partita continua a non schiodarsi dall’1-1 fino all’ultimo istante del secondo tempo supplementare, momento in cui Alex Sandro stoppa in area un pallone che andava sparato al terzo anello: Darmian intercetta, tocca per Sanchez e la frittata è servita. La Supercoppa va ai rivali di sempre, nel modo più crudele possibile.

Dopo i 3 big match nel giro di 7 giorni, la Juve può ‘respirare’ tra le mura amiche dell’Allianz Stadium dove arriverà prima l’Udinese in campionato, poi la Sampdoria. I tanti casi di Covid-19 della squadra friulana riducono ai minimi termini le alternative per Cioffi, ma non impediscono al tecnico fiorentino di restare in partita fino al quarto d’ora finale, momento in cui McKennie raddoppia il gol segnato nella prima frazione da Dybala e chiude la pratica. Nel match di Coppa Italia contro il Doria, c’è apprensione negli ospiti per l’esonero di Roberto D’Aversa ed il mancato accordo con Marco Giampaolo (accordo che arriverà qualche giorno dopo): in panchina ci va il tecnico della Primavera Tufano. Un contesto che permette alla Juve di dominare in lungo ed in largo i liguri, strapazzandoli per 4-1 al termine di una prova magistrale e raggiungendo i quarti di finale.

Ultimo atto del mese infernale di gennaio è stato il match di domenica a San Siro contro il Milan. Tanto tatticismo, tanta intensità, tanto agonismo, ma zero gol. Zero gol da una parte, zero dall’altra. Pessimo spot per il calcio italiano in Europa, ma un punto che tiene ancorata la Juve al treno Champions League, distante solo un punto (Atalanta con una gara da recuperare e potenzialmente a +4 da Allegri e soci). Un bilancio in pareggio per quel che riguarda la classifica: i bianconeri hanno perso 2 punti dal Napoli rispetto alla fine del girone d’andata, ma hanno guadagnato 3 punti sull’Atalanta (partita in meno degli orobici) e un punto sul Milan. Considerando le contingenze di casa Napoli all’Epifania e il periodo poco brillante attraversato dal Milan, era più che lecito aspettarsi dei punteggi diversi, dei punteggi che avrebbero consentito a questa squadra di essere in una posizione di classifica più che ghiotta, ossia a soli 7 punti dall’Inter capolista e a 2 dalle inseguitrici sopracitate. Occasione sprecata, ma non tutto è perduto.

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